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Tinos:
arte, bellezza e spiritualità nelle Cicladi
Intro
Ogni volta che mi accingo a raccontare una di queste isole che formano
l'arcipelago della Cicladi, mi stupisco di come ognuna di loro sia in grado di
narrare una storia bellissima e originale, senza che ciò offuschi il tratto
comune che le distingue da qualsiasi altro gruppo di isole collocato ai vari
lati del globo-terraqueo. Tinos non fa eccezione, anzi ne è la conferma. Delle Cicladi, Tinos conserva la magia dettata dai tratti
architettonici disegnati a due mani, dalla natura e dall'uomo. L'atmosfera di
rifugio dall'ordinario, dove il mare gioca un ruolo determinante ma tuttavia
non da solista, perché è il contorno a determinare la “specialità” di queste
isole. I turisti sono una parte di questa atmosfera, garantendo alle stesse
quel tocco cosmopolitano che attenua, ma non cela, l'identità locale, greca e
isolana.
Ciò che inevitabilmente colpisce, una volta che arriviamo a Tinos, è
la sua caratura religiosa, perché praticamente a pochi passi dal nostro approdo
nella sua capitale portuale inizia il tappeto rosso che conduce i pellegrini ad
una delle principali mete religiose di tutta la Grecia e dell'Ortodossia: la
Santa Chiesa di Panagia Evaggelistria. Le navi che partono da Rafina (o dal
Pireo) sono cariche di fedeli, che attendono pazientemente lo scalo a Andros (o
in qualche altra isola lungo la rotta) e la ripartenza per Tinos, dove
approderanno dopo oltre 3 ore di navigazione. Per loro, la “vacanza” a Tinos,
consiste nel pellegrinaggio verso questa importante meta religiosa, risalendo
la lunga “passerella rossa” spesso in ginocchio. A loro è essenzialmente
dedicato il capoluogo isolano, un centro moderno, pulito e ordinato, nel quale
buona parte dell'accoglienza turistica è orientata verso questo “target”. Ma
Tinos è anche un'isola che – sempre dal punto di vista religioso – ha
dimostrato nella storia che cattolici e ortodossi possono convivere in pace e
fraternità, facendo assieme comunità.
Ma non è certo solo questo Tinos: per chi vive la religione con un
atteggiamento più distaccato, questa presenza è comunque un motivo di
curiosità, ma andando oltre a Panagia Evaggelistria possiamo ammirare un'isola
di medie dimensioni, rapportata alle altre Cicladi, che presenta altri tratti
che la distinguono dalle “sorelle”, a fianco alle numerosissime chiese,
ortodosse e cattoliche, sparse in ogni angolo di Tinos, a voler comunque
ribadire una spiritualità di fondo che fa parte dell'identità di questo piccolo
pezzo di terra emersa. Un'isola che ha tratto sicuramente vantaggio dalla lunga
dominazione veneziana, che ha lasciato un delizioso segno e soprattutto una
quantità di centri abitati, ancor oggi vivi e conservati nel loro splendore,
che non ha pari rispetto alle isole vicine, oltre che a pezzi di architettura
di pregio e testimonianza, una sorta di “soprammobili” che testimoniano di un
tempo che non c'è più e in particolare un numero consistente di colombaie e
diversi mulini a vento, ora affiancati talvolta da moderne pale eoliche.
Quando si dice che l'opera dell'uomo ha abbellito la già meravigliosa
natura – e condizione indispensabile per ottenere questo difficilissimo
risultato è mettere il rispetto della natura al primo posto – ci si ispira
probabilmente proprio a Tinos, dove l'uomo ha saputo incastonare la propria
civiltà in una natura ricca di mare e montagne, di acqua e biodiversità,
garantendo la libertà a entrambi: uomo e natura. Il mare a Tinos è qualcosa da godere non semplicemente in una delle
tante spiagge, belle ma non esaustive. Chiariamo subito: non si viene a Tinos
per le spiagge. Si può venire a Tinos, magari invece, per poter ammirare e
contemplare il mare dall'alto, in lontananza. Si può venire a Tinos per
scoprirla piano piano, villaggio dopo villaggio, assaporandola come una pesca,
dove il meglio della sua polpa la troviamo al suo interno, vicino all'osso. Oltre alla moderna e neoclassica Tinos e alla sua Panagia
Evaggelistria, inoltriamoci senza fretta sui suoi pendii, che ospitano le
colombaie, i mulini, antichi monasteri bizantini, piccole chiese bianchissime,
villaggi di straordinaria bellezza e arte, come Agapi, Isternia, Kardiani,
Falatados, Dyo Choria, Pyrgos (Panormos), Xinara. Godiamoci i giorni al mare
nelle comode spiagge del sud, come Kionia e Agio Ioannis (Portos) e quando il vento
lo permette nelle più selvagge e sceniche nordorientali, come Kolymbithra e
Livada, o nelle più “cicladiche” ma difficili da raggiungere della costa
occidentale. Inquadramento geografico e storico.
Tinos si trova sul mar Egeo meridionale ed è una delle isole
settentrionali dell'arcipelago delle Cicladi. La sua posizione è a sudest di
Andros, da cui è separata da un piccolo stretto di circa 3 miglia nautiche.
Vicine ma più distanti a sudest il complesso di isole formato da Mykonos, Delo,
Rinia e altre, mentre a sudovest, Syros un po' più distanziata. Ancor più
distante, in direzione est e fuori dall'arcipelago, l'isola di Ikaria. Per dimensioni, Tinos è la terza isola dell'arcipelago, dopo Naxos e
Andros, con una superficie di 194,5 kmq.. La popolazione residente è di 8636
unità (censimento 2011). Dopo la riforma Callicrate, l'isola è formata da un
comune unico, mentre precedentemente se ne contavano due (Tinos e Exomvourgo),
oltre a una comunità autonoma (Panormos).
Isola montuosa (anche se le altezze sono in realtà definibili
“collinari”), ricca di sorgenti e quindi in buone condizioni dal punto di vista
idrico, la vetta Tsiknias è di 750 metri slm, nei pressi di Livada. Varia come
paesaggio, similmente ad altre isole Cicladi, ha alcune baie collocate nel lato
nordest (Panormos e Kolymbithra), nel lato nordovest (Kionia) e nel lato
meridionale (Agios Ioannis e Agios Sostis). Le spiagge sono diverse, oltre a
quelle nelle baie citate il litorale ne ospita altre in insenature meno
pronunciate. La maggior parte dei tanti villaggi si trova nella parte più
meridionale dell'isola, il tratto più “largo” della stessa (che si “appuntisce”
andando verso nordest), quasi sempre in posizione sopraelevata, su versanti
montuosi e a volte protetti da rocce, guardando sul lato sudoccidentale di
Tinos. Il castello di Exomvourgo (realizzato su una montagna rocciosa
paragonabile a una piccola Dolomite) e il sottostante villaggio di Xinara sono
al centro di questa zona, che vede anche la presenza di gran parte dei vecchi
mulini e colombaie. E' anche la zona più fertile e coltivata di Tinos,
sfruttando un piccolo altopiano a circa 300 metri di quota e terrazzamenti. Si
era ipotizzata la costruzione di un aeroporto in questa zona, ma per fortuna
l'opposizione degli abitanti, unita anche alla preoccupazione per l'esposizione
ai venti e in particolare al Meltemi, hanno fatto recedere le autorità da
questo proposito.
L'area intorno a Volax è caratterizzata da un paesaggio molto
particolare, dominato da massi enormi, mentre attorno a Pyrgos (nord) vi sono
montagne che custodiscono alcuni dei più bei marmi verdi di tutta la Grecia.
Ecco però la mano dell'uomo, che ha saputo sfruttare queste risorse (marmi,
amianto e granito) realizzando opere utili, belle e che rimangono nel tempo, con
i terrazzamenti delimitati da muri di pietra, collegamenti fra i vari villaggi
tramite passerelle in pietra sostenute da muri anch'essi in pietra. La parte settentrionale è quella meno antropizzata, ma troviamo tre
dei villaggi più pittoreschi ed importanti: Pyrgos, Ysternia e Kardiani. Nell'antichità l'isola veniva chiamata Tenos, ma anche Hydroussa, per
l'abbondanza di sorgenti d'acqua e Ophiussa, per la presenza di numerosi
serpenti. La leggenda narra che a Tinos furono uccisi da Eracle (Ercole nella
mitologia romana) i figli di Borea (Aquilone nella mitologia romana),
personaggio della mitologia greca che rappresenta il vento del nord.
Gli abitanti di Tinos, costretti a servire la flotta persiana dopo
l'invasione di Serse I, furono annoverati fra coloro che contribuirono a
rovesciare gli stessi persiani, perché un loro trireme, prima della battaglia
di Salamina (480 a.c.) disertò passando con i greci. Fecero poi parte della
lega Delio-Attica, con sede nella vicina Delo, partecipando con Atene nella
spedizione siciliana. Nel periodo romano l'isola finì per un certo periodo in mano al truce
Alessandro di Pherae, prima che Marco Antonio la affidasse ai rodiani. Era
comunque un periodo di prosperità per l'isola. Dopo la conquista di Costantinopoli al culmine della IV crociata,
Tinos fu una delle tante isole greche governate da privati cittadini veneziani
e in questo caso dalla famiglia Ghisi.
Andrea Ghisi assunse il controllo
dell'isola e così i suoi eredi, fino al 1390 quando passò con Mykonos sotto il
dominio diretto della Repubblica di Venezia, che durò fino al 1715 ed
ebbe un impatto fondamentale sull'identità dell'isola. Conquistata dagli
ottomani, restò in loro possesso fino alla rivoluzione del 1821, quando gli
abitanti di Tinos si unirono alla guerra per l'indipendenza della Grecia.
Da registrare uno spiacevole episodio avvenuto il 15 agosto 1940,
durante la seconda guerra mondiale, che vide purtroppo protagonisti gli
italiani, allora alleati dei tedeschi, che con il sottomarino Delfino
affondarono il vecchio incrociatore greco Elli, che stava presenziando alle
celebrazioni per la “dormizione” della Vergine Maria. Furono lanciati tre
siluri, uno dei quali fece esplodere la nave da guerra, mentre gli altri due
colpirono un molo, nel tentativo probabilmente di silurare due navi passeggeri
ivi ancorate. Nell'azione morirono 9 fra marinai e sottufficiali e ci furono
anche diversi feriti, conseguenza del panico che si creò al porto fra i
numerosi fedeli che si recavano alla celebrazione religiosa. Fu un incidente
increscioso, che deteriorò notevolmente i rapporti fra Italia e Grecia, perché
la Grecia era neutrale, dunque non attaccabile nelle sue navi militari, inoltre
per il significato di oltraggio alla
religione. Nel dopoguerra, l'Italia fu costretta a rimborsare i danni
provocati, donando un proprio moderno incrociatore alla marina greca, che fu
prontamente ribattezzato “Elli”. Al comandante Aicardi fu attribuita la
responsabilità dell'incidente, avendo egli ricevuto ordini di silurare solo
navi mercantili che trasportavano materiali bellici per gli alleati. Collegamenti.
Tinos è collegata principalmente al porto di Rafina, Attica, a est di
Atene, praticamente dalla parte opposta rispetto al Pireo, non distante da
Maratona e nemmeno dall’Aeroporto Internazionale Eleftherios Venizelos. Dal
centro di Atene e anche dall’aeroporto ci sono circa 30 chilometri, seguendo
l’autostrada “Attiki” (A6/E94) fino all’uscita 14/15 (Pallini) e imboccando la
statale EO54 per Rafina. Il porto di Rafina serve prevalentemente le isole Cicladi orientali, e
in particolare la rotta Andros – Tinos – Mykonos, ma anche isole come Naxos,
Paros, Syros, Ios, Santorini, Amorgos, Sifnos e le piccole Cicladi.
Il porto di Tinos è collocato nella capitale (Chora) ed ha subito
opere di ammodernamento, affiancando al vecchio porto uno più nuovo. Da Rafina
occorrono circa tre ore di navigazione “tradizionale”, coperta in questi anni
(parliamo del secondo decennio del XXI secolo) dalle compagnie Fast Ferries e
Golden Star Ferries: due ore per arrivare a Gavrio (Andros) e circa 50 minuti
da Gavrio a Tinos. Tinos può anche essere raggiungibile dal Pireo, un servizio garantito
in questi anni dalla Blue Star, con tempi di percorrenza (navigazione
tradizionale) sotto alle 4 ore se il collegamento è senza scali. In
quest'ultimo caso, la navigazione tocca Tinos, Mykonos e le isole dell'Egeo
orientale, terminando a Lesvos. La vicinanza con Mykonos (30 minuti di navigazione appena) consiglia,
se possibile, di utilizzare il suo aeroporto anche per raggiungere Tinos,
anziché quello di Atene.
Links: Aeroporto Internazionale di Atene, Eleftherios Venizelos (ATH) Aeroporto Internazionale di Mykonos (JMK) Città, borghi e villaggi: in giro per
Tinos.
Tinos è un'isola da vivere e girare soprattutto al suo interno. Come
abbiamo già affermato, non si va a Tinos solo per le sue belle spiagge. Sarebbe
un peccato non godere dei tesori naturali e architettonici che custodisce al
suo interno, facilmente raggiungibili percorrendo pochi chilometri di viabilità
locale, a seconda di dove scegliete di porre la vostra base d'appoggio. Tinos (Chora) e la santa chiesa Panagia
Evaggelistria.
Tinos è un'isola centrale dell'arcipelago delle isole Cicladi, come
abbiamo accennato, anche per la presenza della santa chiesa Panagia Evaggelistria, con la sua
icona - si dice - miracolosa della Vergine Maria che conserva. Tinos e
la sua omonima capitale (Chora) sono di conseguenza anche un importante
centro di pellegrinaggio annuale che si svolge in particolare nella data del 15
agosto (“Dekapentavavgoustos" in greco), della Dormizione della Vergine
Maria. Questo al santuario della Panagia Evaggelistria è forse il pellegrinaggio
annuale più importante e numeroso ancora attivo nella regione del Mediterraneo
orientale. Molti pellegrini percorrono l'ascesa, che misura 800 metri, dal molo
del traghetto alla chiesa sulle loro mani e ginocchia come segno di devozione.
Nel calendario ortodosso, il 15 agosto si celebra la “dormizione” di Maria
Santissima. La tradizione non parla della morte della Madonna ma della sua
“dormizione”, ella non è morta, bensì dopo essere caduta in un sonno profondo,
è stata assunta in cielo; per pienezza di vita, si consumò di vita (cit.
wikipedia).
La preziosa icona fu scoperta nell'anno 1823 e fu considerato un
presagio divino per l'imminente rivoluzione che portò la Grecia
all'indipendenza dall'oppressione turca e l'edificazione della grande chiesa,
sul luogo in cui fu trovata l'icona su indicazione dell'umile suora Agia
Pelagia che aveva avuto delle visioni in sogno della Vergine Maria, fu il primo
grande progetto architettonico del nuovo Stato greco, con l'apertura dell'ala
est nel 1832 e il completamento dell'opera nel 1880. La chiesa è una Basilica a tre navate con una cupola sopra l'Altare
Santo. Si compone di due colonnati a cinque archi con quattro colonne di marmo
ciascuno, a partire dalla facciata fino allo schermo del cancelliere della
Chiesa. Quando si entra nella chiesa dalla porta centrale, a sinistra
dell'ingresso si può vedere l'iconostasi dove si conserva l'icona miracolosa
della Vergine Maria, che è circondata da offerte votive (piccole placche
metalliche) lasciate dai pellegrini. La Chiesa di Zoodohos Pigi (Primavera di
vita) si trova sotto la Chiesa di Evaggelistria, è il sito della scoperta della
santa Icona, sopra la quale è stata costruita la chiesa di Evaggelistria.
La presenza alla chiesa e alla sua preziosa icona non si limita al 15
agosto, quando c'è il culmine del pellegrinaggio, ma i visitatori giungono
praticamente in ogni periodo dell'anno, garantendo all'isola una presenza
costante, al di là delle stagionalità del turismo. Per questo motivo, la
capitale, porto dell'isola e sede di interessanti costruzioni in stile
neoclassico, si differenzia comunque dal resto dell'isola, vestendo i panni di
moderna cittadina al servizio in primo luogo dei pellegrini. Non mancano in Tinos le alternative alla capitale, soprattutto nella
zona attorno alla stessa, con numerosi villaggi costruiti arrampicati ai monti
di Tinos o appoggiati sul piccolo altopiano, sempre con una meravigliosa vista
sul tramonto dell'Egeo. In tutta questa zona, numerose sono le possibilità di
accomodation, in contesti di grande pregio architettonico e nel pieno rispetto
della natura, a partire dai materiali con cui sono costruiti i resort, gli
appartamenti e gli studios destinati ai visitatori, in classico stile
cicladico, oppure in pietra, della quale Tinos è ricca. Noi abbiamo scelto proprio uno di questi, Aeolis Tinos Suites, un “boutique hotel” in località Triantaros davvero ben curato, ben
arredato, profondamente suggestivo, costruito in pietra su un versante montuoso,
con una spettacolare vista sull'Egeo, in particolare al tramonto, godibile da
una comoda piscina a semicerchio. Nella lunga storia personale di viaggi in
Grecia, raramente una accomodation ci ha offerto una vista così straordinaria.
Mulini e colombaie.
In questa zona, come abbiamo in parte accennato, troviamo anche vecchi
mulini a vento in disuso, alcuni bianchissimi, in perfetto stile cicladico,
come può capitare anche in altre isole dell'arcipelago, essendo gli stessi uno
dei principali simboli di questa particolare architettura, come bianchissime
sono anche le tante chiesette e cappelle sparse sul territorio. Ciò che
distingue in particolare Tinos è la presenza di numerosi piccoli edifici a
torre di pianta quadrata, le cosiddette colombaie (peristeriones), se ne
contano più di 600, realizzate nel periodo veneziano, perché Tinos – si narra –
ebbe la sua bellezza direttamente in regalo da Afrodite, il cui uccello sacro
era proprio la colomba, che simboleggia pace e amore, ma in realtà queste costruzioni
riconoscibili in ardesia e calcare, decorate con motivi geometrici, servivano
da stazioni e luoghi di nidificazione per le colombe che erano impegnate nel
loro prezioso lavoro di posta e telecomunicazioni, prima di essere sostituite
da tecnologie più moderne. Almeno questo è ciò che ci piace pensare, secondo
altri l'allevamento dei colombi aveva scopo prettamente alimentare. Come spesso
accade, la verità sta in mezzo, oppure come accade sempre in Grecia, ci sono
almeno due verità. Le colombaie, naturalmente, non sono un'esclusiva di Tinos,
ma solo qua si possono vedere così numerose e ben mantenute, anche perché
utilizzate anche per altre funzioni, come deposito attrezzi. Anche con l'ausilio di alcuni siti, che andremo ad elencare in fondo a
questo capitolo, ecco la breve descrizione di alcuni dei villaggi che fanno
davvero di Tinos un'isola speciale da esplorare. Agapi.
Uno dei villaggi più antichi dell'isola, costruito su un pendio e
raggiungibile imboccando una stretta valle percorsa da un torrente; il suo nome
richiama all'amore (significato in greco), ma nel medio evo era chiamato
“passaggio”, per la sua posizione su una strada che conduceva verso Tinos,
deduciamo proveniente dalla baia di Kolymbithra. Successivamente prese il nome
della sua chiesa, Agios Agapitos. E' uno dei villaggi più pittoreschi: è un tipico villaggio di Tinos,
con la sua architettura, il labirinto di stradine lastricate con pietra, gli
archi, le sorgenti, i pozzi con le antiche lavanderie. Nelle vicinanze, quattro
chilometri a nord, merita una visita Panagia Vourniotissa, uno dei
principali siti di pellegrinaggio dell'isola, dove l'8 settembre si celebra la
natività di Maria. Agapi è a circa 15 chilometri da Tinos, imboccando la strada
per Panormos, via Xinara, e girando a destra arrivati a Komi. Ideale abbinare
la visita a Agapi a quella della vicina spiaggia di Kolymbithra.
Pyrgos (Panormos).
Esclusa la Chora, Pyrgos è il più grande villaggio di Tinos ed anche
uno dei più panoramici di tutte le Cicladi, prendendo il suo nome da una torre
veneziana costruita nel XVI secolo a difesa della zona circostante, che
corrisponde alla parte settentrionale dell'isola di Tinos. Fra il XVIII e il
XIX secolo visse il suo periodo più prospero, grazie alle attività di trasporto
marittimo e del marmo: marmo verde e marmo bianco, una delle principali
risorse dell'isola. Centro e incubatore di arti, a Pyrgos si sono formati
soprattutto diversi importanti scultori, ma anche un pittore famoso,
Nikiforos Lytras.
Continua anche oggi questa attività di formazione, con una
scuola soprattutto orientata alla lavorazione artistica del marmo. Di
conseguenza non mancano i musei e anche la casa del più importante di questi
scultori, Giannoulis Halepas, è stata mantenuta intatta. Possiamo
trovare opere d'arte in ogni angolo del villaggio, in un connubio fantastico
con la splendida architettura circostante. La piazza ha una sua unicità,
grazie al rivestimento in marmo, al suo vecchio platano, alla sua fontana,
anch'essa in marmo. Quale punto migliore di Tinos per iniziare la rivoluzione?
Avvenne il 31 marzo 1821. Nelle chiese di Agios Nikolaos e Agios Dimitrios, oltre che al cimitero,
altri esempi di arte utilizzando questa preziosa materia prima. Nei vicini
monasteri di Kyra Xeni e Kato Monastiri sono invece
stati ritrovati resti che riconducono ai periodi miceneo e geometrico. La
distanza dal capoluogo Tinos è di circa 23 chilometri (passando da Isternia) o
qualche chilometro in più se si percorre una viabilità più centrale rispetto
all'isola. Panormos, come abbiamo già scritto, era una comunità
amministrativa autonoma, che è stata abolita dopo dalla riforma Callicrate del
2011. Panormos è una sorta di “insieme” che non comprende solo il villaggio di
Pyrgos, ma l'importante baia di Panormos, che ospita un gruppo di spiagge a
circa 4 chilometri, oppure si intende Panormos solo il vecchio porto naturale
che tanto ha fatto le fortune di Pyrgos. Ora, fra le due spiagge, abbiamo un
piacevole e pittoresco villaggio portuale, con psarotaverne dove gustare i
migliori prodotti del mare circostante.
Ysternia.
È collocata in prossimità della costa occidentale, in posizione nord,
costruita su un costone roccioso, ai piedi del quale una piccola insenatura
ospita una bella spiaggia (paralia Ysternion), una delle più
belle di Tinos, raggiungibile con 5 chilometri di strada o 2 chilometri di un
irto sentiero. E' un villaggio che ha avuto uno sviluppo più recente rispetto
ad altri (anno 1600) e che ha avuto il suo fulgore all'inizio del secolo
scorso. Il nome potrebbe derivare dalle tante cisterne contenute nel villaggio,
oppure perché era il punto terminale della strada. Anche Ysternia deve le sue
fortune al marmo ed è stata anch'essa “culla” di importanti scultori.
Testimonianze di tutto ciò si trovano nei vari edifici, religiosi e non, che si
possono ammirare durante la gradevole passeggiata fra le strade di questo
pittoresco villaggio, la cui posizione lo rende particolarmente attraente
all'ora del tramonto. A nord del villaggio, un gruppo di pittoreschi mulini
del XIX secolo. Facilmente raggiungibile da Tinos, percorrendo i 18
chilometri della strada costiera.
Kardiani.
Prima di arrivare a Ysternia, percorrendo la strada costiera,
provenendo da Tinos, ecco che dopo 14 chilometri troviamo Kardiani, anch'essa
costruita in altura e a forma di anfiteatro, per godersi nel migliore dei modi,
data la posizione, i tramonti sul mar Egeo.
Come Ysternia, la spiaggia
sottostante (paralia Giannakis) è una bella meta, ma ci vogliono
quasi 6 chilometri di auto e più di 4 di sentiero. La bellissima architettura e
i panorami hanno fatto guadagnare a Kardiani il titolo di “villaggio
tradizionale”, conferito dal ministero greco della cultura. Costruita
su un versante del monte Palete, Kardiani è anche ricca d'acqua e
di fontane, di sorgenti ed attraversata da un piccolo torrente, di giardini
pubblici davvero gradevoli. A differenza di Ysternia, l'origine di questo
villaggio è molto antica e diversi sono stati i reperti archeologici ritrovati,
che testimoniano anche attività durante il periodo geometrico. E' anche un
villaggio nel quale storicamente ortodossi e cattolici hanno convissuto
pacificamente e con la piena armonia. La cattedrale ortodossa è Agia
Triada ed è di pregevole fattura. Due invece le chiese cattoliche
dedicate alla Vergine: Assunzione e Kioura (compleanno). Anche la storia di
Kardiani è stata influenzata dalla lavorazione del marmo, formando diversi
artisti.
Falatados.
Il secondo villaggio per grandezza (sempre escludendo Chora), la cui
origine è fatta risalire al XV secolo. Non si conosce l'esatta origine del suo
nome, probabilmente derivato da una famiglia, oppure da una torre. Contiene una
bella e pittoresca piazza, dominata da un imponente edificio religioso, la
chiesa Ieros Naos Agias Triados – Agiou Ioanni (Santa Trinità –
San Giovanni), con cupola di 18 metri e icone del secolo XVII. Gli abitanti si
occupavano di concia e lavorazione della seta, con veri e propri laboratori,
oggi abbandonati. Falatados è famosa per la produzione di Rakì, una
tradizionale acquavite, che ha un'origine turca e che in Grecia vede una
significativa produzione nell'isola di Creta, ma non solo. A Falatados ci sono
diversi torchi e distillerie, con anche una apprezzata produzione di vino e a
settembre si tiene una importante sagra chiamata “Rakizio”. Questo
dovuto anche alla posizione geografica che vede Falatados ai margini di un
fertile altopiano ricco di coltivazioni, tra cui la vite. Ideale anche per una
meta serale, per apprezzare la gastronomia locale nelle taverne del villaggio. Bello il paesaggio circostante, fra natura e piccole chiese in stile
cicladico. Da visitare i piccoli villaggi di Steni e Myrsini: da
quest'ultima è possibile scalare il Tsiknias, la vetta più alta
dell'isola, oppure scendere verso la bella spiaggia di Livada,
mentre da Steni si raggiunge quella di Santa Margherita. Tanto
lavoro anche per chi ama il trekking, percorrendo sentieri che conducono
attraverso questa importante parte dell'isola.
Xinara – Exomvourgo.
Xinara si trova alle pendici del monte Exomvourgo, a circa 7
chilometri da Tinos e durante il Medio Evo era un centro culturale e
commerciale dell'isola. Qua erano esposte la maggior parte delle attività
artigianali dell'epoca. Sin dal periodo bizantino è la sede della diocesi cattolica di
Tinos. L'imponente edificio, che si incontra all'ingresso del villaggio ed è
conosciuto come il "Palazzo vescovile", ospitava la
diocesi cattolica dell'Archivio di Tinos e delle reliquie museali. Il Palazzo
del Vecchio Vescovo ospitava un seminario e particolarmente significative sono anche
le due chiese cattoliche: la Madonna del Rosario (1860-1870), che è la
cattedrale dell'arcidiocesi cattolica e la Chiesa degli Apostoli Pietro e
Paolo (1836). Durante l'estate, il teatro di Xinara
propone diversi eventi culturali. Con i suoi 640 metri d'altezza, Exomvourgo è la seconda vetta di Tinos e offre uno scenario quasi dolomitico. Sul picco fu edificata la fortificazione veneziana di Sant'Elena, che ospitava la sede amministrativa dell'isola durante tutto il lungo periodo in cui fu sotto il controllo di Venezia. Alle pendici della montagna sono stati trovati anche reperti fatti risalire al periodo geometrico. I resti del castello sono ancora visitabili, con un trekking di circa mezzora partendo da Xinara. Fino alla riforma del 2011, Exomvourgo era un comune, poi abrogato. Il suo territorio ora fa parte del comune unico di Tinos.
Non si ferma certo qua il patrimonio inestimabile di piccoli e medi
villaggi che distinguono Tinos da ogni altra isola di dimensioni ad essa
paragonabili. Molti di questi villaggi, quasi tutti entro una decina di
chilometri da Tinos, sono costruiti su versanti montuosi e meritano una visita.
Parliamo, per esempio, di Loutra, Skalados (foto a sinistra), Smardakito, Komi,
Koumaros (alle pendici orientali del monte Exomvourgo), che troviamo alle
spalle di Xinara. In questa zona anche il villaggio abbandonato negli anni 70
di Monastiria, visitabile ma attenti ai serpenti. Alle pendici dei monti orientali, fra Falatados e Agapi, troviamo
sull'altopiano il villaggio di Volax (foto a destra) e il suo incredibile territorio
contrassegnato da massi enormi, come se ci fosse stata una pioggia di
meteoriti. Una sorta di paesaggio lunare e anche il nome del villaggio
significa pietra.
In “prima fila”, a dominare il golfo di Kionia, Chora e l'Egeo con le
isole circostanti (Mykonos, Delo, Syros, ma anche quelle più distanti, come
Paros e Antiparos, Naxos, Kythnos e Serifos), abbiamo Arnados, piccolo
villaggio con architettura medioevale, costruito su un versante del monte
Kechrovouni (alle cui pendici è edificato anche il meraviglioso
monastero di Vergine Maria) e in posizione più alta rispetto agli
altri villaggi, dunque con un panorama mozzafiato; Dyo Choria, un
villaggio anch'esso poco sotto ai 400 metri d'altitudine e che, come testimonia
il nome, è la somma di due villaggi che si sono uniti, uno in posizione più
elevata rispetto all'altro; Triantaros, villaggio molto vicino a Arnados
e praticamente sotto a Dyo Choria, di dimensioni più ampie e anch'esso di
origine medioevale; in posizione più centrale e più vicino a Tinos (5
chilometri) abbiamo anche Tripotamos, che prende il nome da tre corsi
d'acqua (potamos in greco significa fiume) tra i quali è stato edificato questo
villaggio, anche di notevole caratura architettonica, che assume una posizione
centrale per visitare tutta la zona centro meridionale dell'isola. Nelle
vicinanze anche i graziosi piccoli villaggi di Tarambados e Ktikados. Siamo sicuramente criticabili per aver omesso altre citazioni
importanti e accettiamo dunque suggerimenti per completare al meglio questo
capitolo. http://www.tinos-tinos.com/it/index.php
Spiagge.
Ecco infine l'appuntamento con la spiaggia e il contatto diretto con
il mare, un capitolo che apposta abbiamo collocato in fondo a questa mini guida
sull'isola di Tinos, non perché le spiagge di quest'isola non meritino
menzione, ma perché a Tinos più che mai sono un corollario, un completamento,
la classica ciliegina sulla torta.
Le spiagge più frequentate e più attrezzate sono quelle sul versante
meridionale. In particolare, paralia Kionia (foto a sinistra), la spiaggia dell'omonimo
villaggio di Kionia, uno dei pochi paesi di Tinos costruito vicino al mare, è
un lungo e comodo litorale sabbioso, in alcune parti misto a piccoli ciottoli,
con i fondali che digradano dolcemente, consigliato per le famiglie e per gli
amanti degli sport acquatici, che in questo punto dell'isola sono ben
organizzati. Questa spiaggia si trova nella baia a fianco rispetto a Tinos, a
circa 3 chilometri a nord ed è anche per questo motivo fra le più frequentate.
Andando oltre, sempre verso nord, dopo altri 5 chilometri incontriamo
una baia nella quale troviamo paralia Agios Romanos (foto a destra), circondata da bar,
ristoranti e numerose accomodation, in particolare studios e ville. La spiaggia
è in sabbia e ciottoli, non è organizzata ma è lo stesso ben frequentata e
raggiungibile da Kionia anche con uno sterrato. Da Tinos in direzione sud, invece, superato un promontorio, ecco paralia
Agali, che apre un lungo litorale che vede protagonista paralia Agios
Fokas, una delle più lunghe di tutta l'isola, quindi adatta anche agli
amanti delle camminate o corse in spiaggia. Sabbia e in alcuni tratti anche
ciottoli, la spiaggia è ben organizzata in varie parti e anche piuttosto
frequentata. Anche ombreggiata da alberi in alcune zone. Queste, oltre a quella “cittadina” di Tinos, sono le spiagge
principali, anche se non le uniche, del versante nordoccidentale collocate
nella parte meridionale dell'isola, che garantiscono una esposizione a
sudovest, formidabile per il pomeriggio e per gustarsi il tramonto.
Girando la punta sudoccidentale dell'isola, troviamo un litorale che
guarda a sudest e che è composto da diverse spiagge. A poco più di 5 chilometri
in direzione sudest da Tinos, troviamo il villaggio di Agios Sostis, non
distante dal mare, che ci introduce a diverse spiagge, non ampie ma molto
apprezzate e comode, anche per la presenza di numerosissime accomodation in
tutta la zona circostante, che comprende anche le pendici montuose prima
descritte e i vari paesi che le popolano, anche di turisti in stagione estiva.
La prima baia che incontriamo, dopo un promontorio dominato dalla bianca chiesa
del XIX secolo che dà il nome al villaggio, propone da un lato paralia Agios
Sostis (sotto a destra) e dall'altro, in direzione est, paralia Laouti (o Skylantari)
(a sinistra).
Le spiagge, in sabbia mista a ciottoli, sono piuttosto organizzate e in un lato
c'è la possibilità di tuffarsi dal molo. Hanno anche l'ombra naturale della
vegetazione, ma non sono molto ampie, dunque in particolare durante il mese
d'agosto possono risultare affollate.
Dopo di che, si oltrepassa un piccolo promontorio a forma tondeggiante
per incontrare un'altra piccola baia che contiene una delle spiagge più
apprezzate di Tinos: paralia Agios Ioannis (o Porto, nella foto sotto). Le accomodation si
infittiscono e abbiamo la sensazione più che altrove di trovarci in un luogo
marino di villeggiatura. La spiaggia di sabbia ha alle spalle una vegetazione
che permette un'ombreggiatura naturale, ma è anche attrezzata e servita da
beach bar e taverne nelle vicinanze. Anche questa spiaggia può essere affollata
in agosto, per le dimensioni non particolarmente apprezzabili. Siamo a circa 6
chilometri e mezzo da Tinos.
Più lontana e difficile da raggiungere è paralia Pachia Ammos,
a 9 chilometri da Tinos in direzione est, andando oltre Agios Ioannis. La baia
e la spiaggia, qua, sono decisamente più selvagge, il litorale è anche qui
sabbioso, non lungo ma piuttosto profondo, formando anche piccole dune; l'auto
va lasciata ad una certa distanza, scendendo sulla spiaggia a piedi (servono
pochi minuti), non ci sono servizi e nemmeno l'ombra, dunque occorre portarsi
dietro l'ombrellone per non arrostirsi se la permanenza è lunga, poche sono le
costruzioni visibili in zona. La spiaggia è esposta a est, dunque potrebbe
essere soggetta ai venti del nord. Più avanti sulla costa, in direzione nord, a oltre 10 chilometri da
Tinos e facilmente raggiungibile da Triantaros, Arnados, Dyo Korià e i paesi
circostanti, ecco paralia Lychnaftia e ancora oltre paralia Santa
Margherita. Qua la sabbia si mischia con i ciottoli e le rocce, le strade
per raggiungerle si fanno sterrate e accidentate e occorre talvolta percorrere
un a piedi un piccolo tratto per scendere in spiaggia. Il risultato è godersi
una spiaggia naturale e selvaggia (Lychnaftia in realtà è in parte attrezzata),
in un ambiente silenzioso e isolato, ombreggiati dalla vegetazioni, esposti a
est, con una bellissima vista su Mykonos e immergendosi in acque davvero
cristalline. Quando non ci sono i venti settentrionali può essere un'ottima
soluzione.
Cambiando ancora versante, passiamo alle spiagge sulla costa
nordorientale, quelle più esposti ai venti del nord e in particolare il
Meltemi. Partendo dal basso, la prima baia che si incontra è quella che ospita paralia
Livada, una pittoresca spiaggia raggiungibile dal piccolo villaggio di
Myrsini, giunti più o meno ai due terzi del percorso di 18 chilometri che la
separa da Tinos. Si sta davvero bene sui ciottoli di questa spiaggia non
attrezzata e contornata da grandi massi che offrono uno scenario davvero
particolare e originale. Oppure si sta malissimo, sferzati dai venti del nord e
in quei giorni sono davvero spettacolari le onde che si formano. E' all'interno
di un parco (la zona ha aderito al programma Natura 2000) e a fianco è presente
un corso d'acqua, che forma una sorta di laguna, che è un importante punto di
riferimento di numerose specie animali. C'è anche una piccola taverna
stagionale.
Andando verso nord, dopo un lungo tratto di scogliera a picco sul
mare, corrispondente ai versanti orientali del Kechrovouni e del Tsiknias, che
lascia spazio solo a qualche rara e isolata caletta in ghiaia, raggiungibile
per lo più via mare, a un certo punto incontriamo la più celebrata paralia
Kolymbithra, al centro di una baia più ampia. La baia, con acque profonde,
è divisa in due parti: la maggiore ospita due spiagge, entrambe in sabbia, una
(megali ammos) in parte attrezzata, con un beach bar e particolari
ombrelloni bassi e interamente in legno, installati per reggere la prova del
Meltemi, acqua cristallina con correnti subacquee, più esposta anche ai venti e
anche qua il contorno è un bel panorama di particolari rocce, che hanno
suggerito il nome alla spiaggia, mentre l'altra (mikri ammos) è
decisamente più intima ma anche più affollata perché più riparata, a fianco di
un ristorante; nella parte meno ampia della baia abbiamo invece una terza spiaggia
in sabbia, ciottoli e roccia, paralia Apotikes (che significa
magazzino), tranquilla e in parte attrezzata. La distanza dal capoluogo è di
poco più di 15 chilometri, in direzione Komi, il villaggio dal quale parte la
strada che scende alla baia.
Infine, le spiagge del nord, la zona dell'isola caratterizzata dalla
presenza del preziosi marmi, ma che offre una scarsa quantità di spiagge, le
più rilevanti delle quali quelle dei tre villaggi incantevoli di questa zona
che le sovrastano. Iniziamo dalla baia di Panormos, che è stata così importante in un
periodo storico per i commerci di Tinos, che conserva un villaggio che è stato
(ed è tuttora) il porto di Pyrgos, che si trova a circa 4 chilometri. Paralia
Stafida è nel lato opposto rispetto al porto e si presenta come una
spiaggia tranquilla, senza particolari velleità. Chi non è alloggiato in zona e
arriva fin qua non lo deve fare certo per la spiaggia e andar via senza aver
visitato la straordinaria Pyrgos. Nel lato nord della baia è certamente molto più
interessante Agia Thalassa, una spiaggia in sabbia che offre al
visitatore maggiori suggestioni e più avanti paralia Kavalourko,
anch'essa gradevole e in giornate senza onde un punto per approdare
all'isolotto di Platinis. Non distante da Panormos, ma nel lato opposto della
baia, un'altra spiaggetta, paralia Rochari, attrezzata con un beach bar,
anche questa sicuramente più suggestiva rispetto a Panormos, anche per una
bella vista su Planitis, ideale per un bel bagno in tranquillità e acque
cristalline quando il vento arriva da sud anziché da nord. Infatti, queste
spiagge sono ancora sul versante nordorientale. Si sale di livello, invece, quando si cambia versante e si scende dal paese per l'omonima paralia Ysternia (Skinaki), che si trova invece sul versante che guarda verso il tramonto. Qua ritroviamo un bel litorale sabbioso e fondali accoglienti e digradanti in modo dolce. Nonostante non sia organizzata, per la sua bellezza è uno dei siti più frequentati dai turisti. Un luogo molto consigliato per gustarsi il tramonto cicladico, così come per paralia Giannakis, la spiaggia di Kardiani, con sabbia, ciottoli e scogli, forse meno frequentata perché ha il difetto di essere collegata tramite una strada piuttosto perigliosa, ma presenta anch'essa uno scenario incantevole con una bella vista su Syros. Queste due spiagge godono di un'ombra naturale data dalla vegetazione. Più a sud troviamo l'ancora più bella paralia Agios Petros, una spiaggia con ciottoli e sabbia fine, divisa in due da una roccia in uno scenario immerso nella natura, comune alle spiagge più isolate e selvagge della parte settentrionale dell'isola. Qua l'ombra bisogna portarsela dietro. Si trova a 16 chilometri da Tinos, seguendo la strada per Kardiani e Ysternia, girando a sinistra poco prima di Kardiani. Ancora più a sud e non distanti da Agios Romanos, paralia Kandani e paralia Apigania, sabbia dorata, ciottoli e acqua cristallina, raggiungibili solo via mare o percorrendo sentieri. Sicuramente, dai giudizi ricavati, ne vale la pena, perché sembrano le due spiagge che più hanno le caratteristiche simili a ciò che ci si può aspettare dalle Cicladi, ragionando di spiagge di sabbia. Percorrendo sempre la strada costiera da Tinos, dopo il bivio per Agios Romanos si incontra la chiesa di Agia Marina, oltrepassata la quale si gira a sinistra verso la costa e fino alla fine della strada, per poi proseguire a piedi. |